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Festa degli Omaggi al tempo del Granduca

Come il Granduca riceveva l'obbedienza degli Stati.
 

Festa degli Omaggi in piazza della Signoria

"Per ricevere l'obbedienza si poneva prima la Residenza sulla Ringhiera del Palazzo, come erano soliti fare i Gonfalonieri di Giustizia, ma dopo il 1637 fu posta nella gran Loggia dell'Orgagna specialmente in occasione di tempo piovoso. In quest'epoca però fu per sempre stabilito questo luogo più difeso e più al coperto de' venti, facendo questa mutazione il Granduca Ferdinando Secondo, attentissimo per la sua sanità, e gracilissimo di complessione in quel tempo.
Il modo che tenevasi per il passato in fare la rassegna era il seguente: Comparivano la mattina per tempo i Paliotti (1) portati ciascuno da un uomo a cavallo, tanto dello Stato Fiorentino che del Senese, i primi avanti l'Arte dei Mercatanti, ed i secondi avanti la Cancelleria de' Consiglieri ove stavano i Ministri del Monte Comune. Seguita che era tal Rassegna degli uni e degli altri si ponevano tutti in ordinanza nella strada degli Uffizi verso
Palazzo Vecchio, ove aspettavano la chiamata, alla quale movevansi passando davanti al Sovrano. Ma perchè facevano per la Piazza molte girate seguendovi del male e assai tumulto, e molti per sfuggire delle percosse fuggivano senza andare ad offerta a S. Giovanni, per ovviare ciò l'Imperial Reggenza d'ordine di S. M. I. nel 1747 fece dar ordine che tutti i Paliotti, Marchesati ecc., dopo essersi rassegnati ai sopra detti Uffizi, passassero di sotto la volta delle Tratte per la via dei Pulci (2) e di quella dei Lamberteschi; per Por S. Maria, volgendo in Vacchereccia, per ivi aspettar la chiamata, e passare a due a due avanti al Trono del Sovrano, seguitando dipoi similmente in coppia fino a S. Giovanni, come fu da indi in poi seguitato. Il Carro della Zecca, che soleva stare avanti la porta del Tempio ove dopo avuta una colazione vi montava il finto S. Giovanni con gli altri rappresentanti, desso veniva posto in Mercato Nuovo avanti la bottega del Setaiolo Mori, quasi in faccia a Vacchereccia per passare anche esso avanti al Sovrano e seguitare il corso fino a San Giovanni.
 

Festa degli Omaggi in piazza della Signoria

Gli altri Carri andavano a prendere luogo in piazza dalla parte del cavallo, e quello del Palio di San Giovanni da S. Romolo, antica chiesa ora soppressa, che era dal lato settentrionale.
A quelli poi che rappresentavano i Marchesi e Conti, fu ordinato che venissero vestiti con abiti civili a cavallo, e alla staffa avessero un Servitore con la livrea respettiva, e tutti coi sopraddetti andavano a offerta con bella ordinanza alla chiesa di S. Giovanni, stando intorno aspettando il rappresentante del Granduca col seguito del Magistrato supremo e degli altri Magistrati.
È da sapersi ancora riguardo al
Carro della Zecca, che nel 1616 fu coperto tutto di verghe d'argento, tirate e stampate di piastre ed inoltre di molte verghe d'oro nelle quali erano Doble, e nel mezzo di detto carro vi era una grand'Arme del Granduca Cosimo II allora regnante, e dell'Arciduchessa Maria Maddalena d'Austria sua consorte, fatta tutta di verghe d'oro, valutatosi il detto oro ed argento la somma e quantità di scudi 60 mila, che equivalgono oggi a franchi 352 mila ottocento.
Nel descrivere la forma ed ornamento di questo carro  in tempo della Repubblica, fu detto che il finto S. Giovanni in cima ad un'asta era un'uomo della plebe ma nel 1749 fu levato l'uso di quest'uomo e invece vi fu posta una statua di legno rappresentante il Santo.
Parimenti fu tolto l'uso di condurre i Carri per mezzo dei manzi, sostituendo i cavalli, e quello della Zecca, comunemente detto di S. Giovanni venne tirato da sei cavalli, quattro dei quali al timone di fronte e due alla bilancia con i suoi guidatori in numero di tre, vestiti in giubbetta con cappello con piume all'eroica di color giallo, con simili bardature ai cavalli.
Veniva in passato la compagnia della Guardia Alemanna tutta armata con stendardo e trombe col capitano di essa alla testa, servito da nobile equipaggio di cavalli a mano, paggi e staffieri, e prendeva posto avanti la residenza in debita distanza, e quivi stava quanto durava la funzione, come pure in altro posto della piazza era schierata la Guardia delle corazze a cavallo."

Tratto da:

Domenico Francioni, Le feste di San Giovanni in Firenze a tempo di repubblica, del principato, e della società moderna, Tip. della SS. Concezione, 1887

(1) Il paliotto (dal latino pallium, "velo") è la parte anteriore di un altare oppure un pannello decorativo che può essere posto a rivestimento della stessa. Esso può essere di stoffa, di marmo, a mosaico, a tavola dipinta, a legno intagliato, oppure lavorato con metalli preziosi, come, ad esempio, l'argento.
(2) Si intenda quel tronco di strada ora detto via delle carrozze che va a sboccare in via Lambertesca e che fino ai tempi del Granducato fu chiamata la via dei Pulci perchè quei di tal casata vi ebbero le loro case e torri. Prese il nome di via delle carrozze quando le case Pulci vennero comprese nel fabbricato degli Uffizi, e che in questa strada furon fatte le rimesse per le carrozze dei Granduchi.
 
Paliotto (link esterno: enciclopedia Treccani) intessuto del tardo cinquecento, Museo dell'Opera del Duomo di Prato


La festa degli Omaggi nell'anno 1791, dipinto ad olio su tela di Antonio Cioci​

 
La mattina del 24 giugno venivano esposte, nella chiesa di S. Maria del Fiore, le ceneri venerate come reliquia del santo ed aveva luogo la cerimonia dell'offerta dei ceri. L'usanza, antichissima, di portare in chiesa offerte di cera, era divenuta fin dai tempi della Repubblica una sorta di pubblico e solenne omaggio alla Signoria di Firenze da parte "delle città e delle castella sottoposte". A partire dal secolo XIII i ceri offerti vennero montati su torri di cartapesta, di legno intagliato o dipinto, e trascinate da "carrette" fino nella chiesa di S. Giovanni. L'ingresso nella chiesa venne proibito poco più di un secolo dopo, ma l'usanza di allestire carrette continuò, tanto da giungere alla realizzazione di ricchi ed elaborati carri, l'addobbo e la manutenzione dei quali era a carico della Comunità (il più famoso, al tempo dei Lorena, fu il carro civico fiorentino chiamato il Brindellone). A partire dal principato mediceo e durante la reggenza dei Lorena, prima della solenne cerimonia religiosa, ebbe luogo la cosiddetta festa degli Omaggi o di Obbedienza alla famiglia granducale, che si svolgeva in piazza della Signoria, sotto la Loggia de' Lanzi debitamente addobbata, e che prevedeva un giuramento di fedeltà ai sovrani. Seguiva la funzione sacra presso la chiesa "Metropolitana" (il Duomo), presieduta dall'arcivescovo, e la benedizione dei cavalli che, nel pomeriggio, avrebbero partecipato alla "carriera alla lunga dei barberi o cavalli sciolti", vivace manifestazione che richiamava in città numerosi visitatori. (Archivio Storico del Comune di Firenze).

 

G. Stradano, Festa degli Omaggi in
Piazza della Signoria, Sala di Gualdrada​ in Palazzo Vecchio

 

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